SE VINCE FRANCESCHINI….

Se Franceschini dovesse vincere, il partito ne uscirebbe con una linea più chiara o più netta di quella avuta finora? Ci sarebbe una maggiore capacità di prendere decisioni ed evitare polemiche interne? Io penso di no perché la classe dirigente che lo appoggia non ha scelto da che parte stare in nome delle idee, della politica, dei tanto evocati contenuti, bensì sulla base delle ruggini personali, delle vecchie alleanze, delle ambizioni e delle spartizioni. Facciamo alcune ipotesi (tratte dal blog di un giovane democratico). Immigrazione? L’attuale segretario pensa che i respingimenti siano una cosa “disgustosa”, Rutelli pensa che siano “giusti” e si vanta del fatto che li ha inventati il centrosinistra. Diritto del lavoro? Pietro Ichino è per il contratto unico, Paolo Nerozzi – dai giornali definito “l’anti-Ichino” – dice di essere “irremovibile”. Per non parlare di Cesare Damiano, Luigi Nicolais e Raffaele Bonanni: quando il centrosinistra governava se le davano di santa ragione, oggi sono tutti e tre con Franceschini. E le primarie? Walter Veltroni pensa siano essenziali, Franco Marini in direzione nazionale avrebbe detto di preferire che il segretario venga scelto da un comitato. Lo statuto? Marini, pensa che lo statuto del Pd sia “da rifare da cima a fondo”; lo stesso statuto che Salvatore Vassallo, suo estensore e altro franceschiniano, difende con passione. Sulla laicità? Impossibile non ricordarsi del discorso che rese celebre Debora Serracchiani e dei suoi affondi sul testamento biologico e sulla sostituzione di Ignazio Marino con Dorina Bianchi. Voilà: oggi Serracchiani è dalla stessa parte di Dorina Bianchi, Paola Binetti e Giuseppe Fioroni, che avrebbero votato sì al decreto salva Eluana.
